I miti da sfatare sull’autismo

autismo1L’autismo in Italia colpisce circa 400mila persone con un’incidenza che nel corso degli anni è aumentata esponenzialmente anche per una maggiore attenzione verso la malattia che ha portato a riconoscerne i sintomi che si possono presentare con diverse sfumature e livelli di gravità.

Ad una conoscenza approfondita ed attenzione del mondo medico-scientifico non corrisponde, tuttavia, una piena consapevolezza della malattia da parte del grande pubblico. Di autismo si parla ma spesso accompagnato da falsi miti e credenze. Le persone affette sono spesso considerate una sorta di geni, privi di emozioni, incapaci di sostenere lo sguardo o addirittura parlare.

 

I miti da sfatare sono proprio questi:

 

1)   E’ un disturbo comportamentale. L’autismo viene spesso associato ad una sorta di psicosi mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha inserito nei disturbi dello sviluppo.  Già negli anni ’50 infatti molti consideravano la sindrome come una forma di schizofrenia infantile. Con gli anni le ricerche condotte hanno dimostrato come il termine di psicosi è risultato sempre meno appropriato.

2)   Sono tutti geni. Molti bambini affetti da autismo presentano anche deficit cognitivi: si tratta del 50- 60% delle persone con Dsa. Nel restante 50% dei casi la maggior parte ha un quoziente intellettivo medio. I ‘geni’ sono solo una minima parte esattamente come per il resto della popolazione.

3)   Non  sopportano il contatto fisico né quello visivo diretto. Può essere vero in alcuni casi ma non può essere generalizzato a tutte le persone affette da disturbi dello spettro autistico. Alcuni bambini autistici non rifuggono il contatto anzi lo cercano anche se permane la difficoltà tipica della sindrome di stabilire relazioni.

4)   Non parlano e non mostrano affetto. L’assenza di una comunicazione verbale è un tratto alle volte presente ma non è una condizione condivisa da tutti. Comune invece è la difficoltà di esprimere affetto almeno in quello che è il sistema condiviso da persone non autistiche. La difficoltà deriva dall’incapacità di calarsi nei panni degli altri: provano i nostri stessi sentimenti ma li manifestano con modalità diverse. Vorrebbero entrare in contatto con gli altri ma non sanno come fare.

5)    I vaccini provocano l’autismo. Più volte è stato associato il vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia all’insorgere dell’autismo. La correlazione è stata sempre smentita da diversi studi che hanno evidenziato come i DSA colpissero anche bambini non vaccinati. Questo falso mito iniziò alla fine degli anni ’90 quando Andrew Wakefield, medico inglese, annunciò la scoperta di una correlazione tra vaccino trivalente MPR e l’autismo, consigliando, al posto di questo, una vaccinazione singola per ogni malattia, formulazione che non esisteva in commercio, e che lui aveva brevettato. La ricerca condotta con metodi non scientifici e l’evidente conflitto di interessi fecero classificare la scoperta come una vera frode. Il medico fu radiato dall’albo e il mondo scientifico continuò a studiare l’ipotetica correlazione smentendola.

6)   L’autismo è causato da intolleranze alimentari. Il falso mito nasce dal fatto che in una certa percentuale le persone affette da DSA siano anche affette da intolleranze alimentari ma non c’è prova scientifica che queste siano la causa dell’autismo.

7)   Non c’è margine di miglioramento e non ci sono cure. La guarigione in effetti non è possibile tuttavia ci sono margini di miglioramento raggiungibili grazie a specifiche terapie costruite sulla specificità del paziente e del grado di autismo. In caso di assenza di deficit cognitivo le possibilità di svolgere una vita il più possibile integrata posso anche essere considerevoli.

Comments are closed.